|
…………non ci sono parole per descrivere il raid in Tunisia organizzato dal Sud Safari Club 4x4 Ragusa, tutto è andato per il verso giusto, le tappe sono state rispettate dandoci due giorni di anticipo al programma prefissato. Abbiamo incontrato di tutto nel deserto, scorpioni, serpenti, tempesta di sabbia, tuareg, berberi, siti archeologici, anch’io sono rimasto colpito, nonostante fosse il mio10° raid Tunisino, ma andiamo per ordine. Domenica 6 notte alle 00,30 appuntamento dei cinque equipaggi presso la pizzeria di Salvo Ottaviano a Santa Barbara (Rg.), gustiamo un’ultima pizza e alle 01,30 si parte alla volta di Trapani, il viaggio procede bene solo ad Agrigento veniamo investiti da un fortissimo temporale, viaggio bagnato viaggio fortunato, alle 06,30 arriviamo al porto e dopo una buona colazione iniziamo le procedure d’imbarco. Alle 09,00 c’imbarchiamo insieme con un gruppo di motociclisti Polacchi partecipanti al rally di Tunisia, ci consegnano il programma delle tappe e costatiamo la partenza della prima speciale da Ksar-Ghilane per mercoledì mattina, rivediamo i programmi del nostro raid e decidiamo, dopo essere sbarcati, di andare a dormire nella città di Sousse. Il viaggio in nave procede bene e alle 19,30 attracchiamo al porto di Tunisi, espletate le formalità doganali alle 21,15 siamo tutti fuori, fatto il primo pieno di carburante si parte per raggiungere la città di Sousse a 200 km di distanza. Ceniamo in un locale tipico e poi tutti a letto, partenza alle 8. Rispettando gli orari partiamo alla volta di Ksar-Ghilane 650 km, una breve visita al Colosseo di El-Jem e poi giù per il deserto. Dopo 500 km d’asfalto entriamo nella pipe-line che porta fino a El-Borma, sono 145 km terribili per la meccanica e la bulloneria dei mezzi, a metà strada incontriamo i primi mezzi del rally, che manco a dirlo ci sorpassano a forti velocità nonostante i nostri 100 km orari. Verso il tramonto arriviamo all’oasi, piena a dismisura di tutti i partecipanti al rally, moto, camion, fuoristrada, elicotteri, aerei, cisterne per il carburante etc, dopo un breve giro nell’oasi ci sistemiamo nel campeggio accanto al laghetto e gustiamo la prima notte in tenda. La mattina la sveglia è libera ma già alle 7 siamo tutti pronti per andare a vedere la partenza della speciale. A 3 km dal nostro campeggio sono raggruppati i partecipanti e li vediamo partire tutti, un saluto e un buon augurio al gentilissimo Miki Biasion pilota ufficiale prototipo Mitsubishi (vincitore del rally). E poi via verso il fortino romano alla ricerca della famosa bottiglia di vino nascosta anni addietro da Wanni Zerpellon. Vane le ricerche. Nella duna di sabbia per salire al fortino avviene il primo imprevisto, nel Feroza di Salvatore non entra la trazione anteriore, sommessamente rientriamo nell’oasi e cerchiamo di riparare il guasto, smontati i semiassi ci accorgiamo che i mille-righe sono limati. Niente da fare. Decidiamo di lasciare il fuoristrada nell’oasi e di riprenderlo dopo la traversata per giungere a Timbain, sono lasciati i bagagli superflui e si crea lo spazio necessario per Salvatore ed Emanuele. Giovedì mattina si parte per il fuoripista di 50 km per Timbain. In pieno deserto incontriamo un camion solitario che procede in direzione Nord dopo i rituali saluti le nostre strade, si fa per dire, si dividono. Inizia il tratto più difficile, l’attraversamento delle grandi dune, superati i primi metri di incertezze il gruppo procede speditamente ma a 8 km da Timbain (rilevamento GPS) un’improvvisa tempesta di sabbia ci rende quasi ciechi, salivamo le dune senza riuscire a vedere cosa c’era dopo, tuffandoci alla cieca nelle discese delle dune e in una di loro rischiavo il capottamento rimanendo con due ruote in aria. Impossibile continuare in quella direzione. Si decide di aggirare le dune cercando passaggi meno impegnativi e con un giro di 40 km finalmente al tramonto raggiungiamo la montagna di Timbain. tupendo. Subito Gianfranco raggiunge a piedi la cima e da sotto sentivamo le grida di meraviglia per lo spettacolo che si apriva ai suoi occhi, la montagna è come un’isola in un mare di sabbia. Trovata finalmente una posizione riparata dal vento si iniziava a montare l’accampamento, ma non eravamo soli, un gruppo di cammellieri aveva alzato le tende a qualche centinaio di metri da noi. Lo chef del gruppo, Salvo, preparava un’ottima cena a base di penne al pesto e Mohamed cuoceva il pane nella sabbia così tra un bicchiere di vino e risate si andava a letto con gli occhi gonfi e pieni di sabbia. Passavamo una notte meravigliosamente silenziosa interrotta solo dal canto di qualche uccello notturno che dimorava nella montagna. All’alba tutti svegli, Amedeo in un giro di perlustrazione notava un insediamento d’interesse archeologico sicuramente un luogo per riti propiziatori che è stato filmato e fotografato, dopo una buona colazione si partiva in direzione di Douz. Dopo pochi km tra le dune avviene il secondo imprevisto, al Vitara di Peppe si disinserisce la trazione anteriore e non c’è verso di aggiustarla, la giornata è ottima non c’è un filo di vento e il sole comincia a picchiare è un momento critico sento addosso gli occhi di tutti, guardo deciso Peppe e gli dico di procedere a tavoletta tra le dune dopo che Pippo avrebbe tracciato la direzione, pronti ad intervenire al primo insabbiamento e nel caso, a trainarlo. Magia, Peppe procedeva come una scheggia senza insabbiarsi. Alle 12,30 raggiungevamo il cafè du desert a berci un meritato the e dopo, pranzo a Douz. Gonfiate le ruote e le pance si riparte in direzione Matmata. A metà strada ci dividiamo, Amedeo e Salvo ridiscendono a Ksar-Ghilane a recuperare il Feroza di Salvo e Pippo e Peppe continuano per Matmata. Nel percorrere la pista, in sosta tecnica, un incontro ravvicinato con uno scorpione rompe la monotonia, inutile dire che è stato filmato e fotografato in tutte le posizioni, arrivati nell’oasi un bagno caldo ci ristora e ci ritempra per i prossimi 130 km di pista. La sera ci ricongiungiamo a Matmata con il resto del gruppo e decidiamo di dormire nell’albergo sottoterra in una stanza con dieci letti. Inutile raccontare cosa è successo, scrivo solo la classifica del campionato di segheria notturna, 1° Ciccio, 2° Carmelo 3° Amedeo. L’indomani, visitata la città sotterranea, si decide di pernottare a Nefta per andare a visitare le oasi di montagna. Partenza, attraversamento del lago salato e pranzo a Tozeur, nel pomeriggio arrivo a Nefta. Decidiamo di vedere il tramonto dalla grande duna e così andiamo a goderci questo spettacolo meraviglioso. L’indomani si parte per Tamerza, visitate le oasi si procede per dormire a Karouan. L’indomani shopping, ma ormai è lunedì e la sera dobbiamo imbarcarci per l’Italia. Finisce così la nostra avventura. Bilancio più che positivo di questa nuova esperienza in Tunisia, la scelta degli equipaggi e il numero dei partecipanti è stato vincente, il rispetto degli orari di partenza e dei consigli dell’organizzazione ha permesso di muoverci agevolmente. Il compressore, il generatore e le piastre per la sabbia non sono mai state usate, a dimostrazione che, un gruppo unito e compatto senza grilli per la testa, viaggia spedito e tranquillo senza rovinare la vacanza agli altri. Sono state scattate 500 foto e oltre 5 ore di filmati. Nota triste di questo raid è stata il grave lutto che ha colpito Raffaele il giorno della partenza, con conseguente rinuncia al raid. Un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti: Pippo, Ciccio, Carmelo, Emanuele, Peppe, Salvo, Gianfranco, Reynald, Salvatore, persone con cui affronterei tranquillamente viaggi più avventurosi. .....non e' finita..... AMEDEO COLAIANNI |