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Del viaggio sulla nave c’è poco da dire: l'unica
differenza rispetto ai viaggi passati è stata la comodità e modernità della nave
rispetto a quella della rotta Trapani-Tunisi. Il dondolio del mare ha fatto da
sedativo per una tranquilla notte in cabina dopo un'abbondante cena.
All’arrivo a Tunisi nella prima mattinata del 26,
scesi dalla nave, abbiamo affrontato la burocrazia della dogana tunisina, anche
stavolta, per fortuna, non troppo logorante. Graziella e Marina venivano
"beccate" con il baracchino a bordo facendo temere il peggio; invece abbiamo
scoperto che presentando copia dei propri documenti insieme ad un modulo da
riempire sul posto, perdendo solo 15 minuti circa, si può essere in regola e non
c'è più il tanto paventato e temporaneo sequestro dell'apparato. Bella novità!
Stesso problema, per notizia, l'abbiamo avuto con i GPS!!! |
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| Gli ultimi 30 Km sono stati fatti nella penombra di un tramonto coperto da nuvole minacciose, ma sempre avide di acqua. Finalmente raggiungiamo la nostra metà, l’ultimo centro abitato prima del grande deserto: la cittadina di Douz, porta del deserto e punto di riferimento per i viaggiatori che vogliono andare a vivere l'avventura. Accettabile l’albergo, il Sun Palm. Poco varia ma gustosa anche la cena durante la quale, i venti amici, si sono scambiate le emozioni del lungo viaggio odierno. Poi un rapido giro tra i negozi di artigianato di Douz ed una visita ad una vecchia conoscenza di Gianni e Carlo, la guida che spesso è impegnata nell’accompagnamento di gruppi di turisti e fuoristradisti nel deserto: Abdel Ati Belhaj Brahim che, per il viaggio di domani, ci affidava nelle mani del buon Moktar, già conosciuto l'anno scorso. Poi subito a riposare in vista nella levataccia di domani. | |||||||||
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| L’emozione era tanta, soprattutto per coloro che affrontavano questo viaggio per la prima volta; ma questo non poteva distrarre l’attenzione dai mezzi e dall’equipaggiamento da portare al seguito. Tutto era importante ed andava controllato. E così, con un tiepido sole che faceva capolino tra poche nuvole all’orizzonte ed un costante venticello caldo, 11 autisti ed i 9 passeggeri gironzolavano con ordine attorno ai propri mezzi controllandoli con accurata dovizia, fin quando veniva dato il via alla carovana. | |||||||||
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Via quindi verso est, lungo una strada asfaltata alla
non peggio e rugosa, stesa in modo prevalentemente rettilineo su un territorio
aspro e giallo, ma pur sempre vivo. Fino ad uno specifico incrocio dove ci
aspettava una lunga e distruggente cavalcata sulla terribile e minacciosa "Pipe
Line". Chi la conosce sa di cosa sto parlando. Per gli altri dico che si tratta
di un vero tormento per uomini e mezzi, con buche, salti, molti tratti rugosi
detti "toulè ondulè" che mettono a dura prova le sospensioni dei mezzi, da
affrontare a velocità. Tra le mille piaghe che ci accompagneranno lungo questo
viaggio, ne abbiamo avuto anche una di quelle bibliche, incontrando uno sciame
di cavallette (grosse come uccelli), che si piantavano sui parabrezza. Per
fortuna non ci siamo dovuti fermare il quel tratto!! Effettuiamo una breve sosta
nell'oasi di Bir Soltane, con la Cuba (pozzo coperto), per fare qualche foto e
poi di nuovo in marcia verso sud. La destinazione era la zona petrolifera di "El
Borma", ma a causa di diversi inconvenienti meccanici (sospensioni dell' L200
letteralmente smontate dalle vibrazioni, diverse forature, etc..) e di una sosta
pranzo forse troppo lunga, non raggiungiamo l'obbiettivo e siamo costretti a
fare campo 50 Km prima, in mezzo alle dune. Emerge subito la compattezza del
gruppo e la voglia di divertirsi.
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| I veterani intuiscono pure che le condizioni della sabbia sono pessime e già si teme il peggio. La doccia fredda arriva dopo circa 85 Km, nel posto di controllo militare di Ech Chouech (N 31 05.710 - E 9 23.252) dove, dopo aver verificato i nostri permessi e passaporti, i militari ci informano del fatto che la traccia verso Bordj El Kadra è impraticabile e che già altri equipaggi erano tornati indietro dopo aver guastato i loro mezzi. A conferma di ciò vedevamo una Range Rover nuova fiammante trainata da un unimog in direzione nord. Era già ora di pranzo, per cui approfittiamo della sosta per mangiare e discutere sul da farsi. Si arriva alla conclusione che è inutile provare a scendere ancora, si perderebbe solo tempo. A malincuore si decide di "piantare lì la nostra bandiera" e di risalire lungo la pista già percorsa, per poter raggiungere zone più a nord, con altri villaggi dove poter consegnare i nostri doni. Risalendo verso nord, utilizzando spesso tratti in fuori pista, giunge la sera; pertanto si organizza un campo tra le dune e, allietati dal pane fatto da Moktar, seguendo antiche tradizioni tunisine e con la buonissima pasta fatta da Gianni, si passa allegramente la serata. | |||||||||
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| Decidiamo di non perdere più tempo e, dopo aver di nuovo rifornito i mezzi e rifocillatici, facevamo subito rotta verso nord, sulla nostra "cara" pipe line. Inutile dire che abbiamo subito avuto nuovi inconvenienti come lo svitamento di tre dadi su quattro della piastra che tiene una balestra dell'Hi Lux di Giuseppe; nuove forature; la rottura del foglio mastro di una mia balestra anteriore nel patrol; il GR di Salvo che, per problemi elettronici, non andava oltre i 3000 giri del motore; la rottura di due fogli di balestre nell'Hi Lux di Gianni; etc... I vari rallentamenti facevano si che giungessimo nel nuovo campeggio dell'oasi di Ain Essbat, a sud di Ksar Ghilane, verso le 20.00 di sera. Solo una buona cena ed una doccia ristoratrice risollevavano gli amici distrutti, insieme alle loro 4x4, dalla lunga cavalcata da sud a nord. Emozionante, per molti, provare per la prima volta a dormire sotto le tende berbere del campeggio, così come assistere all'esibizione "musical-tamburina" di Alessandro "pittinicchio" insieme a due musicanti tunisini!!! Ben sistemato il campeggio, con i gestori educati e disponibili. Si percepiva la stessa atmosfera che si respirava a Ksar Ghilane circa 15 anni fa, senza il turbinio vorticoso dei turisti e la cementificazione selvaggia. Chissà per quanto tempo resisterà. | |||||||||
| Solita sveglia mattiniera per una giornata che si prospettava rilassante...o quasi. Dopo un'abbondante colazione, anche con la classica nutella, ed il controllo dei mezzi, ci si metteva in movimento verso l'oasi più conosciuta della regione: Ksar Ghilane. Giusto il tempo di transitare per la Colonna di Leclerc e di conoscere i bambini del vicino villaggio, regalando loro giocattoli e vestiti; poi subito a parcheggiare dentro l'oasi ed a farci il classico bagno nel laghetto caldo. Ovviamente con la degustazione di un ottimo thè alla menta servito su tavolini rovesciati, galleggianti sull'acqua. Restiamo lì beatamente fino all'ora del pranzo, che consumiamo sui tavolini del bar con la compiacenza del gestore. Usciti nel primo pomeriggio dal boschetto, direzionandoci verso la pista che porta al Fortino romano, facciamo subito i conti con un vento costante e ben presente, che alza grosse nubi di sabbia. Molto fastidioso e dannifico per le aspirazioni delle 4x4 non fornite di snorkel. Anche la visita al fortino è disturbata da questo vento e le foto ci ritraggono tutti con i volti coperti, riparati dalla sabbia. | |||||||||
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| Doveva essere una semplice passeggiata il tragitto dal fortino fino al Caffè "La porta del deserto"; invece, tra il vento forte e la sabbia soffice, è diventata una piccola avventura, con tanto di incontro con un piccolo scorpione sonnambulo che si aggirava tra i nostri piedi nudi, disturbato da tanto movimento. Arrivo in serata al Caffé, dove si decide di fare campo. La stanchezza incombe, insieme al pensiero di non aver potuto affrontare le grandi dune del sud. Ma bisogna inghiottire il boccone amaro e gustarsi ugualmente un viaggio che, proprio per le anomalie climatiche, si è rivelato molto impegnativo, anche nei tratti normalmente facili. Ed è proprio la compattezza del gruppo con la voglia di divertirsi che emergono nella serata, allietata dalla pasta fatta da Gianni e Marina, in tre gusti. Roba da ristorante di lusso. Poi tutti a nanna. | |||||||||
| Siamo al 31 ottobre. Essendo saltati tutti i programmi e trovandoci in una posizione centrale, ma lontana da qualsiasi itinerario più "particolare" (verso Timbaine o Sabria) visti i tempi a disposizione, si decide di fare un giro ad anello sulle dune "basse" tra il Caffè e la zona dell'Erg Zmilet, per divertirsi un pò e rendersi conto ancora una volta delle difficoltà di guida in quelle condizioni climatiche anche su dune diciamo basse. Ed infatti, appena messe le ruote sui primi cordoni di dune, notevole è stato lo sforzo impiegato per poter proseguire. Nel mio Nissan ho dovuto addirittura effettuare una legatura tra il ponte ed il paraurti anteriore, a causa della balestra rotta precedentemente, per evitare che la ruota, come già successo, andasse a sbattere nel parafango. Tante le situazioni che ci hanno portato a pancia a terra sulla sabbia. La sabbia: incredibile anch’essa come tutto. Ti scorre tra le dita come acqua, finissima e penetrante dappertutto, ma che non ti sporca. A completare l'opera la definitiva rottura della balestra posteriore destra del Rocky di Graziella, che si piantava con la carrozzeria appoggiata sulla ruota. Incredibile l'elasticità mentale di Giuseppe Zappalà, soprannominato appunto "Mac Gaiver" come l'eroe dei famosi telefilm: valutando il problema, ha fatto subito smontare i ganci di traino ad occhiello dei pajero per farne due piastre che potessero stringere i tre fogli di balestra rotti (compreso il mastro) con l'unico rimasto integro. Il tutto condito da un buon caffé e dall'incontro con una bellissima lucertola del deserto. Impieghiamo tutto il giorno per questo giro "facile" e baciamo a terra appena riprendiamo la pista diretta per Douz, dove arriviamo alle prime ombre della sera. Dopo una bella "strigliata" lavareccia in Hotel ed una abbondante cena, tutti in piazza per alcuni acquisti e per gustare un buon thé alla menta. | |||||||||
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| L’avventura è quasi finita. Ma l' 1 mattina è ancora dedicato ad un'escursione obbligatoria alla cava delle rose del deserto. Riunitici dopo un’abbondante colazione e lasciando il mio Patrol ed il Rocky di Graziella in Hotel, ci si mette in marcia verso il paesino di El Faouar, nella parte meridionale del grande “Chott El Jerid”, il lago salato. Da lì, dopo aver donato altri giocattoli e vestiti a bambini del luogo, seguendo una vecchia traccia invasa da dune piccole ma insidiose, siamo giunti nella zona delle depressioni del lago, per fortuna asciutte, vere trappole di fango con il terreno bagnato. Proseguiamo quindi verso il “Chott El Melah”, una depressione diventata una delle grandi cave a cielo aperto delle famose rose del deserto. Agglomerati cristallini dalle varie forme che ricordano comunque i boccioli di rose. Ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le grandezze. I professionisti tunisini riescono a trovarne anche di centinaia di chili di peso. Noi ci accontentiamo di quelle più facilmente trasportabili, ma di certo non meno belle. | |||||||||
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Sempre ospitali gli abitanti di
Matmata, ma sempre più solo per scopo turistico, purtroppo. Anche la cittadina
perde sempre più l'atmosfera che la contraddistingueva. Ci sono strade nuove e
nuove costruzioni moderne. Peccato. Dopo pranzo ci muoviamo, decisamente in
forte ritardo, verso Gabes e quindi verso nord. La tappa era lunga ed arriviamo
a Tunisi verso le 2 di notte. Stanchissimi, ceniamo in Hotel con un piatto
freddo e subito a letto.
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Il “mal d’Africa” si è impossessato nuovamente di noi e già si parla della data di partenza per la prossima avventura, sicuramente una di quelle organizzate da “Quinta Piena” |
Carlo Vannucci, Presidente del Ciclopi Catania Club 4x4 |
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